Tirocini retribuiti alla Corte di Giustizia per laureati in Giurisprudenza, Scienze Politiche e per interpreti

Forse non tutti sanno che la Corte di giustizia dell’Unione europea mette a disposizione ogni anno un numero limitato di tirocini retribuiti, della durata massima di 5 mesi (10/12 settimane per gli interpreti).

I tirocini si svolgono principalmente presso la Direzione della ricerca e documentazione, il Servizio stampa e informazione, la Direzione generale della traduzione e la Direzione dell’interpretazione.

I periodi previsti per lo svolgimento degli stages sono:

- dal 1° marzo al 31 luglio (modulo da inviare entro il 1° ottobre)
- dal 1° ottobre al 28 febbraio (modulo da inviare entro il 1° maggio)

Per partire il 1 marzo 2012, il termine per presentare la domanda è il 1 ottobre (fa fede il timbro postale).

Trovate qui i requisiti richiesti e il modulo per l’iscrizione

3 DICEMBRE 2011 WORKSHOP TORINO – Il marketing per il traduttore professionista – Strategie e modalità operative

Approfitto della pausa estiva per informare che il 3 dicembre prossimo si terrà a TORINO la seconda edizione del workshop dedicato alle strategie di marketing pensate per il traduttore professionista.

Un approccio al marketing nel settore dei servizi linguistici che si pone l’obiettivo di fornire strumenti per valorizzare il servizio offerto agendo sui propri punti di forza, potenziandoli in modo da acquisire e mantenere più clienti.

DOCENTE: Gianni Davico, socio fondatore di Tesi & testi, azienda di traduzioni nata a Torino nel 1995. Quest’ultimo è autore de L’Industria della traduzione (Torino, Seb27, 2005), analisi sul mercato delle traduzioni, e ha tenuto conferenze e corsi sul tema a Pisa, Torino, Bologna, Roma, Santiago, Treviso, Austin.

DURATA: 7 ore

COSTO: 160,00 EURO (sono previste agevolazioni per chi ha frequentato almeno un corso di STL nel 2011)

MODULO DI ISCRIZIONE: per informazioni e modulo di iscrizione scrivere a STL Formazione

CALENDARIO: 3 dicembre 2011 – TORINO.  Save the date


Luis Sepùlveda al Salone del Libro a Torino: “Ammiro i traduttori”

Luis Sepùlveda, al salone del Libro a Torino.

“Quando il traduttore capisce l’animo dell’autore nel momento della scrittura (…), il testo non perde assolutamente nulla”.

Potete sentire qui l’intervista all’autore

I lavoratori professionali autonomi – Il video di Delia Peccetti

Leggo e condivido dal sito di Acta (Associazione Consulenti Terziario Avanzato) un’inchiesta che ci tocca da vicino: la storia personale di dieci lavoratori autonomi raccontata nel video “Imprenditori di noi stessi“, di Delia Pecetti.

Lavoratori che, come tanti di noi traduttori, hanno intrapreso la strada dell’autoimprenditorialità, per scelta o per necessità, attraverso l’apertura di una Partita Iva.

Dal video emerge l’importanza del confronto, per trovare una dimensione nella quale condividere proprie esperienze ed aspettative, per non restare isolati e acquisire maggior peso e maggior potere contrattuale nel mercato del lavoro.

Il professionista, secondo me (di Gianni Davico)

Oggi è ospite del mio blog Gianni Davico, che ci dice la sua sui risultati dell’indagine IRES, pubblicata qualche giorno fa.

Sabrina mi segnala questa ricerca dell’IRES, che parla del popolo delle partite IVA, di coloro che con un eufemismo definiamo comunemente “professionisti”, del mondo del lavoro frammentato e incerto di oggi – di noi, insomma.

L’ho letta, e vorrei segnalare qualche passo che – soprattutto in negativo, per la verità – mi ha colpito.

Ci definiamo (o veniamo definiti) “professionisti della conoscenza” (p. 9). Mmmmm. La parola “professionista” suona bene, non c’è dubbio, ma quando scopriamo che il 69,5% dei traduttori e interpreti ha un reddito netto inferiore ai 20mila euro annui, e che solo il 10,8% di loro supera i 30mila, be’, allora mi chiedo come faccia un professionista che guadagna millecinquecento euro netti al mese a trovare la sua collocazione nella società. I conti non tornano.

Anche perché altrove (p. 12) si dice che “la media di ore lavorate è di 8,7 ore giornaliere”. A venti giorni al mese sono centosettantaquattro ore, ovvero poco più di otto euro e mezzo l’ora considerando un compenso di millecinquecento euro. C’è qualcosa di profondamente sbagliato nel nostro approccio al lavoro. In questa maniera i conti non torneranno mai.

E comunque otto virgola sette: dov’è il tempo per stare con i figli, inseguire le proprie passioni, pensare, leggere, riflettere? Questo – il numero di ore lavorate – è un dato di fatto, ma nello stesso tempo mi preoccupa. O, per dirla con Dante (Inferno, XXVI, 119-120),

fatti non foste a viver come bruti,

ma per seguir virtute e conoscenza.

 Allora il punto è questo: occorre ripensare il concetto stesso di lavoro, quanto il lavoro deve pesare nelle nostre vite, quanto è importante, e quanto sono importanti altri aspetti che dovrebbero essere prioritari ma vengono relegati al domani – ovvero al mai.

Altro punto (p. 11): la presenza sul web viene indicata come il sesto (e ultimo) fattore di importanza per trovare lavoro. No, dico, qualunque attività oggi passa per il web, che dà l’opportunità a ciascuno di noi, anche con pochi soldi iniziali, di trasformare una passione in lavoro, innanzitutto grazie ai social media: com’è possibile che gli intervistati releghino la presenza online all’ultimo posto tra i fattori?

E già il wording è importante: si dice proprio “trovare lavoro”, non – per esempio – “trovare clienti”. Il sottinteso – almeno così la capisco io – è che il lavoro è un diritto, non qualcosa che si conquista. Ebbene: può piacerci o no, ma il lavoro non è (non è più, almeno) un diritto. Soprattutto quando parliamo di professionisti, ovvio.

Oltre la metà (il 52%, p. 14) dei traduttori e degli interpreti ha possibilità “insufficienti, nulle o scarse” di contrattare le condizioni di lavoro. Ma come? Siamo professionisti o cosa? Non dovremmo essere noi a proporre un servizio e un prezzo, che il potenziale cliente ha poi facoltà di negoziare, accettare o rifiutare? E poi che cosa vuol dire, esattamente, che ci sono poche possibilità di contrattazione? Non vorrà dire, per caso, che – per dirla con Goethe citato da Nelo Risi – si vede il mondo come un ospedale (e il nostro malanno, allora, l’avremo voluto?)

I risultati della Ricerca IRES: professionisti a quali condizioni?

La ricerca dall’IRES (Istituto Ricerche Economiche e Sociali) si è posta l’obbiettivo di “conoscere le condizioni, i percorsi, i bisogni e le aspettative dei lavoratori e delle lavoratrici delle professioni, siano essi lavoratori dipendenti, autonomi o praticanti, nel tentativo di individuare azioni e proposte di intervento adeguate rispetto alle loro esigenze”.

L’indagine ci tocca da vicino considerato che i rispondenti sono stati collocati in una determinata area di riferimento, espressione del “carattere” dell’attività svolta. Accanto ai vari gruppi, poi, sono state isolate alcune professioni, ben definite, tra cui gli interpreti e i traduttori, particolarmente numerosi e rispetto ai quali è stata riscontrata una notevole discontinuità occupazionale.

Potete leggere qui una sintesi dei risultati delle indagini svolte.

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